Design Powered by Geesh.com

LORCAbaret
sei quadri e un assassinio




DA TEATRO.ORG

diAlessandro Paesano

In scena l'eversiva natura surrealista di Lorca
LORCAbaret è uno spettacolo unico nel panorama italiano per la ricerca teatrale su cui si fonda e per i risultati che ottiene. Un teatro dove la parola è solo uno degli elementi drammaturgici e dove anche l'attore è strumento di una scrittura scenica che impiega i vari elementi, la scenografia, la danza, il canto, la musica, la videoproiezione, il testo e il corpo dell'attore, liberati dal consueto ordine gerarchico in cui lo spettatore è solito vederli impiegati. Il fulcro tematico dello spettacolo sono le poesie della raccolta Poeta en Nueva York e il lavoro teatrale Il pubblico di Federico Garcia Lorca, scritti entrambi durante il suo viaggio negli Stati Uniti. Poeta en Nueva York consiste di dieci gruppi di liriche, le quali, a differenza della produzione precedente, contengono anche provocatorie immagini surrealiste. E' proprio questa la chiave con la quale Simone Nardini ha affrontato Lorca restituendone sulla scena l'eversiva natura surrealista e la grande passione omoerotica, nascosta e repressa, che Lorca negli Stati Uniti, e, ancor di più, in un successivo viaggio a Cuba, ha potuto vivere senza rimorsi nè paure, frequentando anche un locale per solo uomini, l'Alhalambra. Ritrovando dignità di se stesso Lorca scrive Il pubblico nel quale l'omosessualità è rappresentata per la prima volta in maniera esplicita, trasfigurata nella libera trascrizione di Sogno di una notte di mezza estate e di Giulietta e Romeo di Shakespeare. La scrittura e il linguaggio di Lorca sono sempre traslati, trasfigurati da un forte afflato immaginifico che parla al lettore e allo spettatore per immagini e metafore mai fini a se stesse ma sempre agganciate alla critica politica e sociale che proprio il viaggio negli Stati Uniti fanno emergere in tutta la loro potenza in Lorca. Mai narrazione dunque ma sempre discorso poetico. Un discorso difficile da trasportare sulla scena ma Simone Nardini trova nell'opera stessa di Lorca un'indicazione per affrontare una scrittura drammaturgica altrimenti ardua.
La stessa trasposizione che Lorca ne Il pubblico fa di Shakespeare, Nardini in LORCAbaret la compie sul film Cabaret (Usa, 1972) di Bob Fosse dal quale può agevolmente riprendere il parallelo tra il cabaret e il nazismo sostituendovi il fascismo del generale Franco che fece il colpo di stato nel 1936 dopo che la sinistra aveva vinto per un soffio le elezioni politiche spagnole. Proprio in seguito al colpo di stato e alla guerra civile che ne derivò Lorca, rifiutatosi di scappare in America, venne arrestato a Granada e fucilato dai Falangisti il 19 agosto del 1936, seppellito in una fossa comune nei pressi di Víznar. Lo spettacolo si apre dunque esattamente con la canzone Willkommen (cantata su basi registrate dal bravo Michelangelo Nari nel ruolo del presentatore), il cui testo è ovviamente rivisitato e felicemente sposato con il titolo dello spettacolo LORCAbaret. Quindi quello cui allo spettatore è annunciato di stare per assistere sono numeri da cabaret, scollacciati, salaci, pieni di donne e ballerine. Ma in scena, al posto delle ballerine, entrano otto uomini, in mutande. Questo scarto, questo scollamento semantico è lo spazio drammaturgico, straordinariamente libero, sospeso tra ironia e gusto onirico (le associazioni a-logiche dei sogni), nel quale Nardini è libero di dare spazio alla sua creatività. Di quadro in quadro gli attori si trasformano in personaggi diversi, marinai, fauni, inquietanti uomini incappucciati del Ku-Klax-Klan, indossanto maschere che ricordano il Guernica di Picasso, suonano strumenti musicali (il flauto, la chitarra) mentre delle immagini videoproiettate ne lambiscono i corpi, vestiti, nudi, in composizioni plastiche, indossando maschere e declamando versi mentre precipitano verso il finale ineludibile quando Lorca verrà fucilato. Oltre al presentatore, che rimane spesso in scena a commentare, sostenere, coadiuvare l'azione scenica, Nardini mette in scena anche Federico Garcia Lorca, interpretato con candore e disarmante verità dal dolcissimo e straordinariamente avvenente Emilio Barone. La presenza di Lorca in scena ha valore di testimonianza, non rilevanza biografica, le sue poesie sono infatti declamate anche dagli altri attori (dieci in tutto, compresi Nari e Barone) anche se Nardini ha ben presente che c'è lui all'origine dello spettacolo e infatti prima del prologo, vediamo Lorca in scena, nudo, con una maschera bicolore a coprigli il pube, la testa che emerge da un grande libro, a dichiarare l'urgenza poetica che lo induce a scrivere.
In sei quadri vengono declamate alcune delle poesie o alcuni dei quadri della pièce, mentre gli attori si vestono e si svestono (e le loro giacche e i loro pantaloni sono indossati tutti dal presentatore), si spogliano, coperti nelle pubenda solo da una maschera, rimangono in mutande con indosso solamente una bombetta da cabaret (che all'uopo diventa anche orinale), si ergono come quinte, offrendo il corpo nudo alla luce della videoproiezione (dei filmati di Nueva York, del Ku-Kux-Klan, evocato in uno dei quadri). Corpi nudi desiderati, accatastati uno sull'altro, nudità come mascolina tentazione ma anche come umana fragilità (come nell'epilogo, quando Lorca, assieme ad alcuni compagni, viene fucilato nudo). Nudità come sincera esposizione del proprio io in un interessante gioco tra attore e personaggio che Nardini non perde mai di vista. Di altezze e fisionomie diverse, nessuno degli attori (tranne Barone) è avvenente secondo i canoni di certe riviste gay, le otto ballerine sono degli uomini normali, tonici, belli più a uno sguardo femminile che omosessuale maschile. La nudità acquista così mille valenze oltre quella della sua pura datità. Pur celebrando l'omoerotismo di Lorca LORCAbaret non è affatto uno spettacolo di orgoglio gay ma uno spettacolo di orgoglio umano dove l'omoerotismo è celebrato all'interno di una messinscena più ampia e non omocentrica. Una drammaturgia associativa, per evocazione, difficile da restituire sulla pagina scritta di questa recensione, qui, ora. Un'operazione complessa la cui cifra migliore sta proprio in quella molteplicità performativa nella quale, come si diceva, l'attore non partecipa solamente con la parola ma con tutto il corpo. Qualche perplessità la solleva solo la a tratti scarsa presenza scenica degli attori-performer i quali mancano di verve soprattutto nel quadro d'apertura dove la provocazione, quell'Épater la bourgeoisie da Cabaret trova qui solo una sbiadita eco. Non sappiamo distinguere quanto questa mancanza sia dovuta ai limiti intrinseci degli attori e quanto invece a una precisa scelta registica che impone a tutti una certa ieraticità. Ma forse una maggiore varietà nel registro espressivo avrebbe dato più nerbo ad alcuni quadri. LORCAbaret ha comunque il grande pregio di riuscire a creare un mondo diegetico dal quale lo spettatore è bendisposto a entrarvi con autonomia e fascinazione, per scoprire o riscoprire il più grande poeta spagnolo del novecento ucciso dal regime fascista perchè di sinistra e perchè omosessuale.


Da "SCENARIONLINE"
A PROPOSITO D'UN POETA

Scritto da Vincenzo Sanfilippo*

Il titolo sulla locandina LORCAbaret è proprio scritto in maiuscolo e minuscolo ad indicare la prima raffinatezza grafico-semantica. Perché proprio di semantica scenica vogliamo de-scrivere l?avvincente spettacolo performativo di Simone Nardini. Ad apertura di sipario è posta sul proscenio una capiente valigia, simbolo del viaggio del poeta a New York con dentro un librone- taccuino dove sono scritti i sei quadri scenici che elencheranno lo spettacolo nella sua evoluzione.

Non è una valigia qualunque ma bensì una citazione duchampiana che racchiude il senso di urgenza dei letterati e artisti migranti dell?epoca, come lo furono lo stesso Lorca, Duchamp, Picasso, Dalí, Guillén, Bunuel, Alberti, appartenenti alla cosiddetta generazione del '27; artisti che nel loro itinerario creativo producevano poesia, teatro, musica e arti visive. Dunque la ?grande valigia con taccuino ?, nel suo esistere come elemento di scena , stabilisce un?aspettativa scritturale tra il susseguirsi dei quadri scenici e la materializzazione dell?evento.

Azioni di regia, coreografia, maschere e costumi, strumenti musicali, sono incentrati su un onirico- visionario cabaret di morte dove, per le analogie dell?epoca tra nazismo e dittatura franchista, si utilizza il mito della tauromachia quale metafora della vita, ove la danza dell'amore e delle pulsioni dell?eros confliggono con le pulsioni di morte.

Lo spettacolo è articolato nel periodo del 1929, quando Garcia Lorca cade vittima di una depressione sempre più profonda, esacerbato frutto dei sensi di colpa per una omosessualità che comunque sempre meno riesce a mascherare sia con amici e parenti, che con il ?regime?; e tutto questo accade mentre la sua fama di poeta e drammaturgo cresce esponenzialmente con opere come ?Romancero Gitano? , ?Mariana Pineda?, ?El maleficio de la mariposa? .

Lorca, cosciente delle proprie precarie condizioni psicologiche - come tantissimi artisti e intellettuali europei - per sfuggire alle ?epurazioni? non solo omofobiche messe in atto dalle dittature dell?epoca, preferì emigrare negli Stati Uniti d? America. Qui troverà una realtà diversa, democratica, per poter vivere quasi apertamente la propria condizione e dove poter esprimere la propria sessualità ?travagliata? in un mondo libero e senza reticenze. E? negli States che compose quello che molti giudicano il suo capolavoro, un ?Poète en Nueva York?, incentrato sull'alienazione dell'uomo nella società moderna e sui meccanismi che permettono ai pochi di dominare sui molti. In una sua poesia da lì estratta ?Danse de la mort? si comprende come il poeta sia molto avanti sui linguaggi poetici del panorama artistico del proprio tempo; così come lo sono le pièces teatrali che realizza in questo periodo, ?Así que pasen cinco años? e ?El público?.
La performance è ambienta nell?ultima tappa del suo viaggio a Cuba, dove il poeta trascorrerà le sue serate al ?Alhamabra?, teatro per soli uomini e regno di satira politica corredata da allusioni di Body Art; il corpo è usato, dunque, come massimo strumento espressivo, riflesso esterno delle angosce e dei tormenti interiori.

Sono atti coreografici particolarmente estremi, perchè gli interpreti esibiscono il proprio corpo nudo in pubblico, compiendo movenze plastiche anche di autoafflizione, simili a giovani toréador sventrati, violentati nella corrida. Un?opera suggestiva di gruppo che inizia nel clima del cabaret e finisce nello stesso modo, o quasi, come nella sua opera dal titolo ?il Pubblico?; un?opera ?irrapresentabile ?, la definì Lorca stesso, perché specchio delle pulsioni degli spettatori, dove l?audace nudità degli interpreti, corredata da eleganti gesti minimali, trova il suo mitopoietico e apotropaico riferimento. In quest?ottica lo spettacolo lievita, in quando quei corpi virili, esibiti in voluttuosi atteggiamenti tutt?altro che ermetici, comunicano straordinaria eloquenza primordiale con i loro ritmi modulari sinuosi e compositivi, finalizzati ad alzare il diaframma sui pudori, così giungendo ad una sorta di liberatoria denuncia omofobica e sublimando sia l?azione di atti epifanici che l?abbraccio sensuale dei corpi.

In questa direzione l?autore Simone Nardini costruisce il suo thanatos sul tema ?Lorca poète assassiné?, come una specie di ?mitografia iconologica?: elabora una costante tensione formalizzata in precisi quadri simbolici e allarga ad un codice complesso il significato di quella sua introspezione. L?epilogo è l?arrivo improvviso e cruento della dittatura franchista. Quei corpi nudi cominciano a cadere fucilati, uno dopo l?altro, con un tonfo sordo, proprio sulla linea della ribalta; e dietro quei corpi diventati vittime dell?eccidio, ecco apparire sul fondo scena la proiezione del grande dipinto Guernica di Pablo Picasso, l?unica opera d?impegno civile in grado di riscattare le ignominie sociali del ?9oo. Molti prolungati applausi.

* Vincenzo Sanfilippo è docente, artista e saggista di arti visive e spettacolo

DA SALTINARIA

Articolo di Andrea Cova

Un esperimento drammaturgico indiscutibilmente coraggioso, complesso e di lettura non immediata quello presentato al Teatro Nuovo Colosseo da Simone Nardini, direttore artistico dell?accademia milanese "MTS - Musical! The School?, da sempre particolarmente attento e sensibile nei confronti del teatro di ricerca e sperimentazione e delle tendenze performative più all?avanguardia. ?LORCAbaret?, in sei quadri (più un prologo introduttivo ed un epilogo), dipinge con sofisticato gusto pittorico, attraverso frammenti poetici desunti dagli scritti di García Lorca, l?atmosfera dell?America nel periodo di pesante depressione compreso tra i due conflitti mondiali, incastonando episodi e istanti dalla impetuosa valenza simbolica in un contesto apparentemente dissonante, quello dei cabaret tedeschi decadenti e provocatori caratteristici della fase storica della Repubblica di Weimar e del successivo avvento del regime nazista. Evidente risulta pertanto il parallelismo con la contingenza autobiografica del grande scrittore e drammaturgo spagnolo, fervido antagonista del sanguinario e dispotico regime franchista che, proprio per la sua indipendenza di pensiero, la sua tormentata omosessualità e le sue ideologie politiche fermamente di sinistra lo condannò alla fucilazione, per poi gettare il suo cadavere in un?anonima fossa comune.
Dieci gli attori in scena per sei quadri..... allo stesso modo noi spettatori siamo condotti nei meandri di un locale di cabaret, sul cui palcoscenico vedremo esibirsi però non affascinanti ballerine in desabillè ma otto uomini dalla bellezza decisamente poco convenzionale, presentati da un perfetto maestro di cerimonie (interpretato ottimamente da Michelangelo Nari), che ci accoglie sulle note dell?immortale canzone ?Willkommen?. Ad accompagnare il nostro viaggio lungo il sentiero di vivide memorie biografiche, affidate a struggenti frammenti poetici che frequentemente le trasfigurano in chiave fortemente metaforica e surreale, sarà presente più o meno costantemente in scena lo stesso Federico García Lorca (ne veste i panni l?intenso e magnetico Emilio Barone), una sorta di testimone onnisciente delle vicende narrate e di questo viaggio alla scoperta della diversità, tra denuncia sociale e riscoperta dell?essenza più pura, primigenia e sconvolgente del sentimento, al di là di schemi, confini e limitanti definizioni.
L?aspetto indubbiamente più convincente della pièce di Simone Nardini risiede però nella ricchezza dell?elaborazione drammaturgica, che fonde con carnale armonia diversi linguaggi ed elementi teatrali, dalla recitazione al canto, dalla musica (eseguita dal vivo, impeccabilmente, da Fabrizio Citi, alternandosi in maniera sempre convincente tra chitarra e flauto traverso) alla danza, dalle videoproiezioni, alla scenografia minimalista ma perfettamente funzionale alle esigenze di un testo che fa dell?atmosfera e della suggestione emotiva il proprio punto di forza (scenografia curata da Carlo Sessa). Al fine di conferire ancora maggiore energia ed un impatto più istintivo e sensuale alla messa in scena contribuisce poi la decisione di presentare numerose scene di nudo integrale degli attori protagonisti per evidenziarne il disagio esistenziale così come il piacere, il desiderio di ribellione così come il fascino della diversità. Un gruppo di interpreti giovani e sicuramente ricchi di entusiasmo che affrontano questa impegnativa prova..... Oltre al già citato Emilio Barone ci piace menzionare, tra i più talentuosi protagonisti dei sei quadri in cui si articola lo spettacolo, Alberto Baraghini (veramente emozionante il suo monologo nel primo quadro ?Arrivo a New York City?) e Francesco Mazzei (tanto forte, massiccio e passionale nell?aspetto fisico quanto nell?interpretazione, apprezzato in particolar modo nella sequenza ?L?amore impossibile?).
In definitiva uno spettacolo decisamente originale ed anticonvenzionale, imperdibile per gli appassionati del prezioso ed inconfondibile mondo poetico di García Lorca o per coloro che desiderino accostarsi a questo autore in maniera viscerale e moderna; una performance adatta ad un pubblico adulto, attento a cogliere il denso e raffinato sottotesto simbolico di rimandi alla vicenda biografica e letteraria di Lorca e soprattutto dotato della sensibilità aperta e ricettiva necessaria per cogliere appieno tutte le sfumature di un?opera teatrale così ricca, complessa ed affascinante.




DA TEATROTEATRO.IT

di Manuela Sammarco Lorcabaret è una performance teatrale sperimentale, coraggiosa e per intenditori, tutti attributi che possono avere declinazioni ambivalenti. Sperimentale. Di sicuro Nardini, il regista, ha il merito di sondare una soluzione singolare nell?interazione sempre intrigante fra poesia e teatro, che, si ricorderà, per millenni hanno camminato di pari passo per poi divorziare (pure con qualche tentativo di riavvicinamento). Quella di Lorca è una lirica personale eppure lo spettacolo ne rivela alcuni aspetti insospettabilmente teatrali. Con il susseguirsi di sei quadri rappresentanti sei testi lorchiani diversi, tutti attinenti il liberatorio periodo trascorso dal poeta spagnolo nel Nuovo mondo, Nardini prova a teatralizzare la poesia lorchiana, provvedendo a una personale antologia per le scene in cui più della parola contano i simboli, la fisicità e l?immagine. Il testo sembra passare in secondo piano davanti al denso linguaggio scenico impiegato. Viene spontaneo, tornando casa, dopo la performance, recuperare i versi di Lorca, per cercare di capirne meglio la traduzione scenica della regia. Coraggiosa. Soprattutto per i performers che si muovono seminudi per la maggior parte del tempo, integralmente nudi per la restante parte... Per intenditori. Si capisce proprio da quest?ultima citazione (del film musicale ?Cabaret?) e da altre. La regia lavora su un tessuto di rimandi alla biografia e ai testi di Lorca molto denso. Inoltre richiede attenzione vigile per alcuni simboli scenici, come la mela nella prima scena relativa a New York o il toro in quella successiva. Insomma, ?Lorcabaret? non è propriamente uno spettacolo divulgativo, semmai interpretativo della poesia di Lorca, ma ciò contribuisce a renderlo una performance per pochi.


DA PRISMANEWS.NET

Di Francesco Anzelmo
Uno spettacolo diverso, sicuramente difficile, che cerca con motivi espressionisti ispirate all'evocativa poesia del poeta, di descrivere la diversità da più angolazioni. In scena è pregnante a volte pressante la fisicità che si fa principale canale artistico, ora attraverso il nudo integrale ora attraverso i movimenti orchestrati ad hoc di un parterre di dieci attori, marionette allo specchio, riflessi di ?noi? inconsapevole pubblico, ?noi? irrappresentabile soggetto. Sfilano le diversità, sospinte dai versi onirici e surreali di Garcia Lorca, cantore di vita e di morte, del bene e del male, della natura, della città, della politica, di negri, di donne e di uomini. Diversità razziale, diversità sessuale, diversità politica e ancora sociale ed economica, molte delle quali incarnate e provate dallo stesso poeta, riempiono una messa in scena costruita al meglio del possibile, con qualche imprecisione ma comunque tanta passione per una pièce composita e multiforme. Simone Nardini autore della performance usa uno splendido filtro per approcciare Garcia Lorca, artista dalla poeticità suggestiva, immergendolo in un atmosfera di cabaret anni '20 proprio come piacque al cantore durante le sue lunghe sere all'Alhambra.








Design powered by Stage Group